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viandante (1). Le disposizioni che stabiliscono queste responsabilità sono altrettante applicazioni del principio generale (2) per cui il debitore di una cosa certa e determinata che formava l'oggetto della obbligazione è liberato se questa perisce senza sua colpa (3), e in caso di deterioramenti è liberato rimettendola nello stato in cui si trova al tempo della consegna, purchè i deterioramenti non provengano da fatto o colpa di lui (4). Ora egli non è in colpa quando vi sia caso fortuito o forza maggiore, ma se allega queste eventualità dovrà darne la prova. Dovrà darne la prova in virtù dei principi generali (5) e non perchè sia contro lui una presunzione legale di colpa (6). Questa presunzione non esiste nemmeno a carico degli osti e degli albergatori (7), i quali sono responsabili, per quanto gravemente, come depositari (8); nè a carico del conduttore e degli inquilini per l'incendio della cosa locata (9), benchè s'inyochi la teoria romana e si ripeta che « plerumque incendia culpa fiunt inhabitantium » (10).

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I motivi di ricusazione e di astensione dei giudici e degli ufficiali del ministero pubblico (11) sono stabiliti dalla legge in

(1) Art. 1866.

(2) Cfr.: art. 1218, 1219, 1225, 1226, 1450, 1585, 1636, 1672, 1673, 1809 a 1812, 1845, 1850, 1885.

(3) Art. 1293.
(4) Art. 1247; cfr.: art. 893, 1484.
(5) Cfr.: art. 1480. V. Parte 1, cap. IV.
(6) Conform.: Laurent, XXV, 274; 276, 277; 523.
(7) Contro: Laurent, XXVII, 138.
(8) Art. 1866 comb. cogli art. 1844, 2°, e 1815.

(9) Art. 1589, 1590. Contro: Borsari, IV, p. I, art. 1589, SS 3682, 3685.

(10) L. 3, § 1, D., De offic. praef. vigil., I, XV.

(11) Cod. proc. civ., art. 116, 118, 119; cod. proc. pen., art. 746, 747, 748.

riguardo alla possibilità di una vittoria dell'interesse sul dovere, dell’utile sul giusto. Non vogliamo dire presunzione di parzialità ma piuttosto dubbio sulla imparzialità. È un dubbio che bisogna rimuovere se si vuole che i cittadini abbiano fede nella giustizia. E così bisogna allontanare le cause che potrebbero sinistramente influire sull'animo del magistrato nel decidere la lite (1) o nel concludere sulla medesima (2). Queste cause prevedute dalla legge furono bene riassunte in quattro (3): l'interesse diretto (4) o indiretto (5) nella controversia; il presunto affetto verso una delle parti (6) o verso il procuratore o l'avvocato che ne difende le ragioni (7); la presunta (8) o reale (9) inimicizia con uno dei litiganti; l'amor proprio (10), che può tenere il magistrato dal pronunciare secondo giustizia quando giustizia vorrebbe ch'ei pronunciasse in contrario senso all'opinione altra volta sostenuta o manifestata.

Non è tuttavia per queste cause tanto grave il dubbio sull'imparzialità del magistrato, che i provvedimenti o le sentenze da lui emanati o a cui egli ebbe parte siano colpiti di nullità quando nè ricusazione ebbe luogo nè astensione pure esistendone i motivi (11). La nullità fu pronunziata soltanto nei casi d'interesse personale e diretto del magistrato alla controversia (12).

Ai medesimi principi da cui scendono le cause di ricusazione

(1) Cod. proc. civ., art. 116; cod. proc. pen., art. 746.
(2) Cod. proc. civ., art. 118; cod. proc. pen., art. 748.
(3) Mattirolo, I, 897.
(4) Cod. proc. civ., 116, 1".
(5) Idem, 49, 50, 89, 9o.
(6) Id., 2°, 3°, 8°.
(7) Id., 10°.
(8) Id., 69, 70
(9) Id., 11°
(10) Id., go.
(11) Mattirolo, I, 932.
(12) Id., 933, 934.

e di astensione dei giudici, si debbono i divieti fatti sotto pena di nullità ai notari (1) ed agli uscieri (2) di compiere o ricevere atti che riguardino loro stessi, la loro moglie, i loro parenti od affini nei gradi determinati dalla legge.

8 6.

Notiamo in quinto luogo un complesso di disposizioni legislative che trovano il loro fondamento razionale nella presunta volontà dell'uomo. Fra esse meritano particolare riguardo quelle che si attengono alla materia contrattuale e testamentaria. Nelle private disposizioni e convenzioni, salva l'osservanza delle leggi proibitive o riguardanti in qualsiasi modo l'ordine pubblico ed il buon costume (3) è legge la volontà del disponente (4) o delle parti contraenti (5). Se la volontà non è manifestata, il legislatore la suppone informandosi a criteri di probabilità, e di equità, e sul fondamento di tale ipotesi regola con norme generali questa materia. Provvede così a ciò che il disponente od i contraenti intesero od avrebbero inteso ma non dissero o non poterono dire.

La successione legittima è il testamento presunto del de cuius. Non dubitiamo di accettare questa teoria, la quale, come deve essere intesa, si concilia perfettamente coll'altra che della successione legittima trova la ragione nel vincolo tra il defunto e le persone chiamate dalla legge a succedergli. In verità è na

(1) Legge notarile, art. 24, n. 2 e 3; art. 49, n. 3; cfr. della stessa legge gli art. 25, 42 comb. coll’art. 49, n. 4.

(2) Cod. proc. civ., art. 41, cap. 2".

(3) Art. 12, disp. prelim.; cfr.: art. 805, 807, 809, 818, 821, 849, 1122, 1160, 1379.

(4) Cfr.: art. 759, 827, 828, 908, cap. 3o. (5) Cfr.: art. 1123, 1131, 1138, 1166, 1168, 1202, 1205, 1557, 1668, 1769.

turale supporre che se egli avesse fatto testamento non sarebbe rimasto sordo alla voce del dovere nè insensibile ai moti del cuore. Il vincolo di sangue che lo lega agli ascendenti, ai discendenti ed ai collaterali (1), l'amore al coniuge che gli è stato compagno nelle gioie e nei travagli della vita (2) lo avrebbero indotto ad avvantaggiare nei limiti delle proprie sostanze la condizione economica di queste persone. A meno che taluna non ne sia indegna come può avvenire per molte cause, tra cui la legge fissa le più gravi ed appariscenti. Onde il sistema delle indegnità (3) il quale si estende alle successioni testamentarie (4), e com'è fondato sulla presunta volontà del defunto cede alla manifestazione di volontà contraria (5).

Anche il diritto di accrescimento fra i coeredi ed i collegatari (6) trova ragione nella presunta volontà del testatore. La quale si deduce dalla formola della istituzione o del legato ritenendosi probabile intenzione del defunto che tra i chiamati congiuntamente e senza distribuzione di quote individuali (7) solo concursu partes fiant, e così la porzione del mancante acceda jure accrescendi, o meglio non decrescendi, cogli stessi obblighi e gli stessi carichi (8) a quella del coerede o del collegatario (9).

Nella presunta volontà del disponente trovano pure base giuridica la rivocazione delle disposizioni testumentarie per sopravvegnenza di figli e la loro inefficacia per incapacità o

(1) Art. 721, 736, 743.
(2) Art. 721, 758 ss.
(3) Art. 725.
(4) Art. 764.
(5) Art. 726, 766. Relaz. minist., 73.
(6) Art. 879 a 887.
(7) Art. 880, 881, 884.
(8) Art. 882, 887.
(9) Cfr.: Laurent, XIV, 299 a 302; Gianturco, Instit., § 113.

premorienza del beneficato. Si ritiene che le disposizioni fatte per testamento a titolo tanto universale quanto particolare da chi allora non aveva od ignorava di avere figli o discendenti siano sottoposte ad una tacita condizione risolutiva nel caso di esistenza o sopravvegnenza di un figlio o discendente legittimo del testatore, benchè postumo o legittimato o adottivo, ed ancorchè prima del testamento il figlio fosse concepito o già riconosciuto e soltanto legittimato dopo (1). La condizione risolutiva opera di diritto , il contrario di quanto accade rispetto alle donazioni. Poichè anche la revoca delle donazioni per causa d'ingratitudine e per sopravvegnenza di un figlio, ancorchè già concepito al tempo della donazione (2), ha base nella presunta volontà di colui che si reputa in tanto avere donato in quanto non prevedeva la ingratitudine del donatario o la sopravvegnenza di figli (3). Onde una tacita ed implicita condizione risolutiva, la quale tuttavia non opera ipso iure ma solo dietro domanda di rivocazione (4) e salvi i diritti acquistati dai terzi sugli immobili anteriormente alla trascrizione della domanda (5).

Altre cause di rivocazione dei legati le quali pure si fondano sulla presunta volontà del testatore sono stabilite dall'art. 892: « Qualunque alienazione faccia il testatore o del tutto o di parte della cosa legata, anche mediante vendita con patto di riscatto, revoca il legato riguardo a ciò che è stato alienato, ancorchè l'alienazione sia nulla o la cosa ritorni in possesso del testatore. Lo stesso avviene se il testatore avrà trasformata la cosa legata in un'altra, in guisa che quella abbia perduta la precedente forma e la primitiva denominazione. » L'alienazione o la tra

(1) Art. 888.
(2) Art. 1078, 1081, 1085.
(3) Relaz. minist., 140.
(4) Arg., art. 1078, 1081, 1084.
(5) Art. 1088.

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