Frammenti di critica letteraria

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Albrighi, Segati, 1903 - 268 strán (strany)
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Strana 246 - O molto amato cuore, ogni mio uficio verso te è fornito; né più altro mi resta a fare, se non di venire con la mia anima a fare alla tua compagnia.
Strana 89 - Restato m' era, non mutò aspetto. Nè mosse collo, nè piegò sua costa. E se, continuando al primo detto, S' egli han quell' arte, disse, male appresa, Ciò mi tormenta più che questo letto. Ma non cinquanta volte fia raccesa La faccia della donna che qui regge, Che tu saprai quanto quell
Strana 162 - ... n vista piagne, or la madre chiamando or le compagne. 114 Posa giù del lione il fero spoglio Èrcole e veste di feminea gonna: colui che '1 mondo da grave cordoglio avea scampato, et or serve una donna: e può soffrir d'Amor l'indegno orgoglio, chi con gli omer già fece al ciel colonna: e quella man, con che era a tener uso la clava ponderosa, or torce un fuso.
Strana 32 - Dardaniusque Paris. Pallas, quas condidit arces, Ipsa colat ; nobis placeant ante omnia silvae. Torva leaena lupum sequitur; lupus ipse capellam ; Florentem cytisum sequitur lasciva capella; Te Corydon, o Alexi : trahit sua quemque voluptas.
Strana 68 - Un' ombra lungo questa infino al mento: Credo che s' era inginocchion levala. D' intorno mi guardò, come talento Avesse di veder s'altri era meco; Ma poi che il sospicar fu tutto spento, Piangendo disse: Se per questo cieco Carcere vai per altezza d' ingegno, Mio figlio ov
Strana 244 - ... in questa grotta per una segreta scala, la quale era in una delle camere terrene del palagio, la quale la donna teneva, si poteva andare, come che da un fortissimo uscio serrata fosse.
Strana 232 - Né sazio avien che lasce pur d'aver sete il desir troppo ingordo: suggo, mordo, rimordo, un bacio fugge, un riede, un ne more, un succede; de la morte di quel questo si pasce, e, pria che mora l'un, l'altro rinasce.
Strana 245 - ... tuo amore ; ma il ver confessando, prima con vere ragioni difender la fama mia, e poi con fatti fortissimamente seguire la grandezza dello animo mio. Egli é il vero che io ho amato ed amo Guiscardo ; e quanto io viverò, che sarà poco, l' amerò ; e se appresso la morte s' ama, non mi rimarrò d
Strana 63 - Se forse alcun volesse dire, l'autore dopo la partita de' bianchi esser potuto occultamente rimanere in Firenze, e poi avere scritto anzi la sua partita il sesto e il settimo canto, non si confa bene con la risposta fatta...

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